La Valpelline sta scrivendo una pagina importante nella storia del turismo alpino sostenibile e sta diventando un laboratorio di innovazione nel turismo montano grazie al progetto NaturaValp, riconosciuto anche a livello internazionale e premiato dall’ONU come esempio virtuoso di sviluppo turistico rispettoso dell’ambiente. E proprio questo prestigioso riconoscimento, che non è arrivato per caso, ha acceso i riflettori su un modello che mette al centro la comunità locale, la tutela dell’ambiente e una fruizione consapevole del territorio alpino. Non si tratta di uno slogan, ma di un percorso concreto che propone un’alternativa credibile tanto all’overtourism, quanto alle forme di sfruttamento intensivo della montagna. In un’epoca in cui molte località montane soffrono di overtourism, con conseguenze devastanti sull’ambiente e sulla qualità della vita dei residenti, la Valpelline ha scelto una strada diversa: quella della sostenibilità, del rispetto dei ritmi naturali e della valorizzazione delle tradizioni locali.
Protagonista di questa rivoluzione gentile è Daniele Pieiller, che ha recentemente raccontato la sua esperienza nel libro “Camminando le Terre Alte: Storie vere di chi ha scelto la montagna per vivere, amare e ritrovarsi” (REBELLE, 2025), presentato da Pamela Lainati sulla rivista del CAI “Lo Scarpone”. Nelle pagine del volume, Pieiller condivide la sua ricetta contro l’overtourism: un turismo lento, consapevole, che privilegia la qualità sulla quantità, l’esperienza autentica sul consumo superficiale del territorio.
La filosofia di NaturaValp si basa su alcuni principi fondamentali: il coinvolgimento attivo delle comunità locali, la promozione di attività a basso impatto ambientale, la valorizzazione dei prodotti e delle tradizioni del territorio, e soprattutto il rispetto della capacità di carico dell’ambiente alpino.
“NaturaValp nasce dall’idea che la montagna non debba inseguire i grandi numeri, bensì puntare sulla qualità dell’esperienza e sulla coerenza tra attività economiche e valori ambientali. L’obiettivo – spiega Daniele Pieiller, presidente dell’associazione culturale NaturaValp – è costruire un turismo ‘gentile’, capace di generare reddito e opportunità senza compromettere paesaggi, biodiversità e identità culturale. In quest’ottica si valorizzano le produzioni locali, l’ospitalità diffusa, le escursioni a piedi e in bicicletta, le esperienze legate alla cultura alpina e alla vita rurale”.
L’impegno della Valpelline per un turismo sostenibile si manifesta anche nella tutela attiva del proprio ambiente. Ne è testimonianza la campagna #WildValpelline contro il progetto di eliski a Bionaz, sostenuta da Alessandro Gogna, storico alpinista e attivista ambientale. Come evidenziato su GognaBlog, questa iniziativa rappresenta molto più di una semplice opposizione a un’attività turistica invasiva: è la difesa di un modello di sviluppo alternativo, che vede nella preservazione della wilderness montana non un ostacolo, ma il vero valore aggiunto del territorio. L’eliski, infatti, rappresenta l’antitesi della filosofia NaturaValp: è turismo d’élite, rumoroso, inquinante, che disturba la fauna selvatica e contraddice ogni principio di sostenibilità ambientale.
“Ciò che rende NaturaValp particolarmente significativo è la sua replicabilità. La Valpelline – sottoliena Pieiller – dimostra che anche le valli meno conosciute, lontane dai grandi flussi turistici, possono sviluppare un’economia vitale senza sacrificare la propria identità e il proprio ambiente. Anzi, proprio la scelta della sostenibilità diventa un elemento distintivo, capace di attrarre un turismo di qualità, consapevole e rispettoso”.
Il futuro del turismo montano passa necessariamente attraverso modelli come quello della Valpelline: territori che sanno coniugare sviluppo economico, tutela ambientale e valorizzazione delle comunità locali, dimostrando che un’altra montagna è possibile.