Génépy, anima alpina

Otto génépy, otto modi di raccontare la Valle d’Aosta

Dalla coltivazione in alta quota all’attesa in distilleria, St. Roch trasforma una piccola pianta alpina in un racconto fatto di biodiversità, savoir-faire e identità valdostana.

Otto bottiglie, una sola montagna e infinite sfumature da scoprire. Per le Distillerie St. Roch | Levi | Ottoz il génépy non è soltanto uno dei liquori simbolo della Valle d’Aosta, ma una lente attraverso cui leggere il territorio, le sue differenze e il sapere di chi lo abita. Otto referenze diventano così otto modi di interpretare una stessa materia prima, ciascuno con il proprio carattere, il proprio equilibrio aromatico e la propria storia. Non un semplice catalogo, ma una piccola geografia liquida delle Alpi.

La montagna mette la prima firma

Prima ancora di arrivare in distilleria, il génépy racconta già il luogo da cui proviene. È una pianta tipica dell’ambiente alpino, legata a condizioni di crescita particolari, dove altitudine, esposizione e clima impongono ritmi e limiti precisi. Per St. Roch, la filiera comincia anche nei campi di Rosset Terroir, l’azienda agricola del gruppo, che dal 2012 coltiva l’Artemisia umbelliformis a Thouraz, nel comune di Sarre, a 1.670 metri di quota. Su una superficie di 1.200 metri quadrati, la coltivazione segue i tempi della natura: la raccolta è manuale, tra giugno e luglio, e riguarda le infiorescenze selezionate, successivamente essiccate in modo naturale. Una produzione contenuta, che restituisce il valore di una materia prima preziosa e profondamente legata alla montagna valdostana.

Otto interpretazioni, non una formula

La particolarità del génépy sta anche nella sua capacità di esprimersi attraverso profili differenti. Le caratteristiche della pianta, la selezione delle botaniche e le scelte di lavorazione contribuiscono a definire il risultato nel bicchiere. St. Roch valorizza anche specie diverse, come l’Artemisia genipi, più rara e conosciuta come génépy maschio, utilizzata per il Génépy Centenario, che si distingue per note più amaricanti e meno vegetali. È in questa ricerca di sfumature che si inserisce la linea delle otto referenze: prodotti da conoscere senza fermarsi all’etichetta, lasciando che siano profumi, intensità e persistenza a raccontarne le differenze. Perché il génépy non è un gusto immutabile, ma un incontro tra natura e interpretazione, tra ciò che la montagna offre e ciò che l’esperienza del distillatore sa valorizzare.

Il tempo, ingrediente invisibile

In distilleria la pazienza è parte della ricetta. Tra l’infusione, l’equilibrio delle componenti aromatiche e l’imbottigliamento, ogni preparazione segue il proprio percorso. L’affinamento, quando previsto, richiede settimane o mesi: un intervallo durante il quale il liquore trova la propria armonia, senza scorciatoie. È un lavoro in cui la tecnica conta quanto la capacità di aspettare, osservare e riconoscere il momento giusto.

Una tradizione che si condivide

La storia di St. Roch affonda le radici nella tradizione distillatoria della famiglia Levi e prosegue a Quart dal 1968, quando Natalina Levi e il marito Cesare Rosset diedero vita alla distilleria. Oggi questo patrimonio si intreccia con la coltivazione diretta e con la collaborazione di produttori valdostani che affidano alla distilleria le proprie ricette familiari per l’imbottigliamento. Accanto alla linea aziendale convivono così storie indipendenti, custodite da chi continua a tramandare un sapere locale.