Il Castello Gamba – Museo di Arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta a Châtillon inaugura, con la presentazione del restauro dell’opera Hyper Ovum di Mirella Bentivoglio, una nuova iniziativa del museo dal titolo Restauro contemporaneo.
Restauro contemporaneo nasce dallo stretto connubio tra l’ordinaria attività di tutela e conservazione delle opere d’arte della collezione del museo Gamba da parte della Struttura Patrimonio storico-artistico e gestione siti culturali della Soprintendenza regionale e il costante impegno di ricerca e studio delle opere stesse. L’iniziativa si concretizza nell’esposizione al pubblico di un’opera recentemente restaurata, accompagnata dal racconto dell’intervento di restauro e da un approfondimento storico-critico sull’opera a cura di Davide Dall’Ombra.
Hyper Ovum, legno di tiglio cerato, 210 x 150 x 150 cm, inv. 88 AC, è un’opera del 1987, capitale all’interno del percorso dell’importantissima poetessa e artista verbovisuale italiana Mirella Bentivoglio (Klagenfurt 1922 – Roma 2017), che lungo tutto il suo percorso ha indagato il rapporto tra parola e immagine.
L’uovo, emblema della vita, è un soggetto ricorrente all’interno della poetica dell’artista, che qui si fa “hyper”, ovvero grande, magnifico, a significare la sintesi della ricerca sul tema. Per Bentivoglio le lettere assumono una potenza espressiva: se la O di Ovum implica un’alternativa, l’H di Hyper è capace di generare la lettera E, di cui il museo possiede due declinazioni: Lapide alla congiunzione (inv. 86 AC) e La Porta dell’Essere (Mutilazione per accentuazione) (inv. 87 AC), attualmente esposte in Sala 12.
Ne La porta dell’essere l’accento “libera” (Mutilazione per accentuazione) la lettera rendendola verbo, esistenza, mentre in Lapide alla congiunzione le due E che dovrebbero rappresentare il rapporto, pur abbracciate a rappresentare il massimo dell’unità possibile, sono ormai stese, abbattute.
Hyper Ovum è stata donata dall’artista stessa alla Regione nel 1988, a seguito della mostra monografica a lei dedicata tenuta ad Aosta alla Torre del Lebbroso a cavallo tra 1987 e 1988. Conservata nei depositi museali fino a questo momento, dopo un intervento di restauro atto a scongiurare ulteriori spaccature degli elementi curvilinei in legno, viene esposta al pubblico per la prima volta in questa occasione.
L’opera, accompagnata da un rigoroso supporto didattico che esplora il suo significato, il restauro e il rapporto tra Mirella Bentivoglio e la Valle d’Aosta, sarà visibile fino al 22 febbraio del 2026 negli spazi espositivi del museo (Livello C).
Il ritorno.
A cavallo tra il 1987 e il 1988, la Torre del Lebbroso di Aosta ospitò la dodicesima tappa di “Valle d’Aosta Cultura”, le mostre curate dal critico torinese Janus (Roberto Gianoglio). La scelta cadde su Mirella Bentivoglio (1922-2017), artista concettuale di avanguardia, allora sessantacinquenne.
Colpita dalla sede e dalla storia dell’anonimo lebbroso confinato nella torre – le cui memorie erano state raccolte dall’ufficiale Xavier de Maistre – Bentivoglio decise di collocare il suo Hyper Ovum al centro dell’ultimo piano, proprio dove era stato segregato lo sfortunato:
“Nell’ultimo piano della torre, sotto il tetto sorretto da antiche travi, dove lo spazio ha un andamento piramidale, ho eretto un uovo, mio segno costante: emblema della vita, simbolo cosmico della perpetuità e dell’origine”.
L’opera rispecchiava la geometria del soffitto, dove le travi riprendevano la struttura triangolare di ogni ovale. Acquistata dalla Regione Valle d’Aosta dopo la mostra, non venne più esposta fino ad oggi.
L’Hyper Ovum rappresenta l’evoluzione dell’uovo di pietra che l’artista aveva collocato a Gubbio nel 1976. Nella torre valdostana, la struttura lignea si rivela liberata dai cerchi metallici: “Non più l’armatura interna o la crosta difensiva, ma un uovo d’aria, d’anima, uno zero; all’interno del quale un uovo pensile cita Piero della Francesca connotando questa struttura come tempio”.
Dopo un accurato restauro, l’opera trova finalmente collocazione permanente nel percorso museale del Castello Gamba, restituendo alla Valle d’Aosta un tassello fondamentale della sua storia artistica contemporanea.
Il titolo Hyper Ovum – grande, magnifico, strabordante uovo – sottolinea l’imponenza dell’opera e la sua definitività nel percorso di Mirella Bentivoglio. L’artista “verbovisuale” lavora sul rapporto tra parola e immagine, come mostrano le opere nella Sala 12 del Castello Gamba (Lapide alla congiunzione e La porta dell’essere) che esplorano la lettera “E” come simbolo di congiunzione e dell’Essere stesso.
Anche Hyper Ovum partecipa a questa ricerca poetica: nelle iniziali H.O. riprende un lavoro precedente sulla parola “Ho”, dove la “H” rappresentava “il segno dell’astrazione e della separazione” e la “O” “il segreto della manifestazione universale”. Una dialettica confrontata con la tradizione pittorica per “estrarre l’energia simbolica perduta nella secolare mimesi rappresentativa”.
L’uovo è simbolo cristico per eccellenza nella storia dell’arte – dalla Pala di Montefeltro di Piero della Francesca al polittico di Mantegna – oggetto apparentemente inerte destinato a generare vita. Nell’opera valdostana, la “O” diventa anche segno matematico del nulla originario: “Zero è regressione e potenzialità; rovesciamento speculare che dà circolarità all’infinito”.
I contorni lignei si alternano a spicchi di vuoto come grandi parentesi, proiettando ombre sul seme centrale e suggerendo “cicli lunari di divisione e di crescita”. La “O” si lascia plasmare dall’artista per mettere in scena, attraverso il gioco di luci e ombre, il passare del tempo.
IL RESTAURO.
AUTORE: Mirella Bentivoglio DATA: 1987
OPERA: Hyper Ovum, legno cerato, 210 x 150 x 150 cm, (inv. 88 AC)
LOCALIZZAZIONE: Châtillon, Castello Gamba Museo di Arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta
TIPO D’INTERVENTO: restauro strutturale e pulitura/protezione; costruzione di cassa (217 x 81 x 54 cm). ESECUZIONE: Restauro e Conservazione Opere di Pittura di Cesare Pagliero – Savigliano (CN)
DIREZIONE SCIENTIFICA E OPERATIVA: Alessandra Vallet – Struttura patrimonio storico-artistico e gestione siti culturali Antonia Alessi – Ufficio restauro patrimonio storico-artistico
L’OPERA.
L’opera è costituita da otto elementi curvilinei in legno dolce di latifoglia, verosimilmente di tiglio, che formano una sagoma raggiata ovoidale, al cui interno è appeso un uovo in legno tornito. Ogni singolo braccio (spessore 4 cm) termina alle estremità in una forma a triangolo isoscele con angolo di 45° (360°/8), necessaria per completare gli incastri convergenti verso il centro.
Ciascun elemento curvilineo è composto da pezzi con venatura verticale che, considerato il peso e lo sforzo derivante da eventuali movimenti di torsione o da sollecitazioni esterne di vario genere può risultare troncativo. La maggiore debolezza delle parti terminali era già stata tenuta in considerazione, dal momento che erano stati inseriti dei tasselli di rinforzo con venatura opposta, posizionati nella parte bassa e alta dell’opera.
Ciascuno “spicchio” è composto da diversi elementi incollati tra loro, originariamente uniti alle estremità con lamelle di collegamento in multistrato, inserite trasversalmente e incollate. Due elementi a stella, composti da lame metalliche saldate fra loro, sono avvitati sopra e sotto la forma e servono da raccordo e rinforzo tra gli spicchi. La stella inferiore, più grande, è saldata ad un cilindro filettato internamente, che viene avvitato ad un analogo pezzo saldato alla base rettangolare in ferro. La stella superiore è forata al centro per far passare un cavetto di acciaio con cui viene appeso l’uovo di legno.
I PROBLEMI.
Gli accorgimenti di rinforzo non erano bastati a scongiurare delle rotture lungo la venatura del legno, anzi in un paio di casi le spaccature avevano avuto origine proprio vicino al confine con gli innesti, per una presumibile rigidità discontinua. Erano presenti, inoltre, alcune lievi ammaccature del legno e ritocchi alterati, di aspetto più scuro e sordo, eseguiti sopra delle sottili stuccature che mascheravano la presenza di nodi o di piccole anomalie anatomiche. Su tutta la superficie era presente uno strato disomogeneo di polvere aggregata allo strato di finitura/protezione, che verosimilmente è a base di cera paraffinica.
Si scopre un legame viscerale dell’artista con la Valle d’Aosta, risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Bentivoglio attribuisce a questa terra un ruolo fondativo della sua poetica, a partire dalle iniziali di Hyper Ovum:
“In due sole lettere può essere tradotto il senso di una leggenda valdostana, quella del ladro che voleva la luna. Costruì una scala altissima, saltò sulla luna, la scala fragorosamente cadde dando luogo alle crepe dei ghiacciai. È rimasto lassù e chiama nelle notti di luna. Credo di avere portato in me questa leggenda fin da quando vissi, per due consecutivi anni drammatici – gli ultimi della guerra – in questa valle ai piedi del Monte Bianco. La scala a pezzi divenne la ‘H’ e la luna la ‘O’. La montagna si capovolse nell’utero rupestre, la caverna”.
L’esperienza giovanile in Valle d’Aosta divenne generativa per l’artista, che fa risalire a questa l’origine di un altro grande Uovo collocato tra il 1982 e il 1985 a sessanta metri sotto il suolo, tra le stalagmiti della caverna di Monte Cucco in Umbria. Un intervento ambientale che può leggersi “come la ‘gestazione’ dell’uovo-nascita di Aosta”.