Venerdì 20 marzo 2026, alle ore 18, verrà inaugurata, presso il Centro Saint-Bénin di Aosta, la mostra Mario Giacomelli. Oltre il visibile.
Giacomelli (1925-2000) è stato protagonista di una stagione in cui, a partire dal dopoguerra, la fotografia si affranca definitivamente dal ruolo secondario rispetto alle arti maggiori, assumendo una propria autonomia poetica ed espressiva. Creatore, sin dagli esordi, di un linguaggio originale fatto di contrasti e stonature, specchio della sua interiorità, Giacomelli apparve sconvolgente nel suo sguardo sul paesaggio e sui temi delicati dell’umanità: il suo “realismo magico” superava la visione neorealista della fotografia italiana, arricchendola di un espressionismo intimo e materico. È una fotografia che nasce da situazioni concrete – un ospizio, un seminario, la vita contadina – ma che si spinge ben oltre il dato visibile, trasformando ogni immagine in una scena interiore, in una visione poetica e personale del mondo.
«La mostra – dichiara l’Assessore Erik Lavevaz – riflette l’idea ambiziosa di intercettare non solo gli appassionati di fotografia, ma anche un pubblico eterogeneo. Siamo convinti che un’offerta artistica diversificata sia alla base di una società aperta e consapevole: per questo, lavorare per costruire una proposta culturale plurale significa investire nella crescita della nostra comunità, consolidando un modello che si rivolge tanto ai valdostani quanto a chi visita la nostra regione e si trova coinvolto in un contesto culturale composito e articolato.»
L’esposizione, a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, intende restituire al pubblico la complessità, la densità e la stratificazione di un’opera che continua a sfuggire alle definizioni canoniche di uno dei più grandi artisti italiani del XX secolo: da un lato, l’indagine sulla materia, il segno, la visione artistica; dall’altro, la forza poetica della fotografia come forma lirica del pensiero e della memoria.
Il percorso della mostra è concepito per proporre i nuclei tra i più significativi della ricerca di Mario Giacomelli secondo una modalità che gli era particolarmente congeniale: la forma non cronologica. Non un semplice susseguirsi di tappe biografiche, ma un intreccio di visioni, rimandi e risonanze che attraversano l’intera sua opera.
Le tre sezioni che compongono l’esposizione riuniscono oltre 150 immagini provenienti da serie diverse (tra stampe vintage e provini di stampa corredati da materiali documentari come manoscritti e poesie dell’artista), che sono accostate per affinità poetiche, tematiche e formali.
«I paesaggi di Giacomelli e le sue audaci sperimentazioni al limite dell’astrazione – commenta Daria Jorioz, curatrice del programma espositivo del Centro Saint-Bénin – hanno la consistenza impalpabile del sogno, ma sono soprattutto le fragili esistenze dei giovani seminaristi del celebre lavoro Io non ho mani che mi accarezzino il volto ad essere indimenticabili. Il bianco e nero di quelle stampe fotografiche è teso e intenso, duro e puro. Eppure quelle stesse immagini rivelano una sovrabbondanza di tenerezza, di leggerezza e di compiuta poesia. Ci restano impresse nella memoria come quei brani pittorici o letterari che non esitiamo a definire capolavori. Giacomelli ci narra, tra incanto e disincanto, l’ambiguità della condizione umana, in precario equilibrio tra aspirazioni e promesse che la vita non manterrà.»
Mario Giacomelli nasce nel 1925 a Senigallia, città dalla quale non si allontanerà mai, per cui sarà il mondo dell’arte, negli anni, a raggiungerlo nella Tipografia Marchigiana, sua dal 1950. Inizia a fotografare nel 1953 sotto la guida del maestro Giuseppe Cavalli, che riconosce subito in Giacomelli un carattere nuovo e così forte da lasciare un segno nella storia della fotografia.
Nel 1962 espone in mostre personali a Parigi e Barcellona, mentre nel 1964 è l’unico italiano selezionato per The photographer’s eye, la celebre mostra curata da John Szarkowski per il MoMA di New York. Saranno quelle le prime tappe di un’ascesa inarrestabile che negli anni successivi ha visto Giacomelli esporre nelle principali gallerie e musei internazionali. Divenne un punto di riferimento per i fotografi italiani degli anni Sessanta e ancora oggi fonte d’ispirazione per i fotografi di tutto il mondo. La sua fama è ormai mondiale e i musei di tutto il mondo acquisiscono sue opere per le loro collezioni permanenti.
La mostra, ideata e organizzata dalla casa editrice Electa in collaborazione con l’Archivio Mario Giacomelli, è accompagnata da un libro-catalogo edito da Electa inserito nella collana delle monografie Electaphoto.
Biglietti: Intero 8 euro, ridotto 6 euro. Ingresso gratuito per i minori di 18 anni.
Mostra inserita nel circuito Abbonamento Musei.
0rari: martedì-domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.
Centro Saint-Bénin, Via Festaz 27 – 11100 Aosta
Tel. +39 0165 272687
Fonte: Assessorato dell’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie – Ufficio stampa Regione Autonoma Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste